Baby megattera nasce sotto occhi turisti in Madagascar

20-settembre-2010  ANSA

Ricercatrice riprende sequenza, ‘documento inedito primo respiro’

(Di Rosanna Pugliese)

Il primo respiro della balena e’ uno di quei privilegi che madre natura concede ai ‘vecchi’ dell’oceano. Gli scienziati hanno potuto affidarsi solo ai racconti dei pescatori, per completare il ‘catalogo’ dei comportamenti dei giganteschi mammiferi buoni. Fino a qualche giorno fa, quando un balenottero e’ nato sotto gli occhi sbalorditi di un gruppo di turisti, che seguivano sei megattere al largo di Sainte Marie, ‘l’isola dei pirati’, in Madagascar.

L’evento, stavolta, e’ stato ripreso e finalmente documentato da Maria Faria, 35 anni, venezuelana, biologa specializzata sulle specie marine a rischio estinzione. Il premio di 4 mesi vissuti con gli occhi puntati sulle onde. E’ stata lei, guida della spedizione per l’associazione ‘Ceta Mada’, a riprendere la sequenza ‘inedita’ della nascita di una baby megattera, che ora porta il suo nome. Spettacolo suggellato da quella immagine mozzafiato: il piccolo che emerge dall’acqua, sollevato dalla mamma che lo porta sul dorso, perche’ possa respirare, quando ancora non sa farlo da solo.

E’ quello il primo gesto dell’amore materno, dopo 11 mesi di gravidanza. La mamma (che puo’ avere figli in media ogni 2-2,5 anni) avra’ un rapporto strettissimo per tutto il primo anno di vita col figlioletto. Poi si separeranno, spiega questa energica free lance, pendolare atipica, da un oceano all’altro, al seguito dei mammiferi marini. ”Oggi – aggiunge – abbiamo finalmente la prova di quello che si e’ sempre pensato: le megattere scelgono le acque calde del canale di Sainte Marie, dove si trattengono per qualche ora o per 2-3 giorni, per l’accoppiamento e per il parto”.

”Eravamo usciti in mare alle 9 del mattino, come sempre – racconta poi -. Abbiamo avvistato sei balene e le abbiamo seguite per 30 minuti, quando ho visto una scia di sangue.

Poteva trattarsi di una balena ferita, o di una nascita. Col collega Pascal e con i turisti abbiamo scattato molte foto, documentando, per la prima volta, la sequenza del parto”.

”All’improvviso ce lo siamo trovati li’ davanti – continua la testimonianza -, portato dalla mamma in superficie, e abbiamo assistito al primo respiro del piccolo”. Una ‘epifania’ preziosa come il tesoro che la leggenda vuole nascosto a Nosy Boraha, il nome dell’isola per i locali. I turisti che da luglio a ottobre vogliono osservare la migrazione della balene – si spostano dall’Antartico nell’oceano indiano, viaggiando per circa 2 mesi e mezzo – si emozionano per molto meno. Un ‘soffio’ di vapore che puo’ raggiungere i 5 metri di altezza. La coda, che contiene l’impronta digitale della megattera: non ce ne sono due uguali. O un movimento dorsale, che permette di intuirne la stazza: la lunghezza media dei cetacei misticeti e’ di 14 metri, ma possono arrivare a toccare i 19; i ‘piccoli’ vanno invece dai 4 agli 8 metri. E’ fortunatissimo, poi, chi riesce ad assistere al salto: le magattere saltano per controllare quel che succede intorno, per scrollarsi i parassiti di dosso, che ne riducono l’idrodinamismo, o per mostrare alla femmina la loro forza, nel corteggiarla.

”Maria, invece, e’ uscita dall’acqua portata su dalla madre, che l’ha mantenuta a galla fino a quando ha avuto la certezza che respirasse regolarmente”. Da adulta potra’ resistere fino a 50 minuti sott’acqua: avra’ una capacita’ polmonare di 2000 litri di ossigeno. ”Non era mai accaduto prima che uno scienziato potesse fotografare la nascita di un piccolo – sostiene Maria – noi abbiamo l’abbiamo fatto. E questo insieme e grazie ai turisti, che con il whale watching rendono possibile la nostra ricerca”. E’ questo ”il senso del progetto di ‘Ceta Mada”’.

Le prime evoluzioni di mamma megattera e figlio

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