Clima: sale l’incertezza, paura di un accordo a ribasso

9-dicembre-2010    ANSA

A 24 ore dalla chiusura giochi aperti. Bolivia presenta bozza

CANCUN (MESSICO) – Sale l’incertezza e la preoccupazione per il risultato della 16/a Conferenza Onu sul clima (Cop16) che vede riuniti a Cancun 194 Paesi. A 24 ore dalla chiusura ufficiale, la paura e’ che si lavori a un accordo al ribasso. In prima linea la Bolivia che non ha visto di buon occhio le dinamiche negoziali a cominciare da una super-riunione che ci sarebbe stata con 30-40 ministri. Si teme un nuovo testo contrariamente a quello che hanno chiesto e sostenuto i paesi dell’alternativa bolivariana (Alba) tra cui appunto Bolivia, Nicaragua, Paraguay e Venezuela. Proprio la Bolivia per superare le discussioni ha presentato una bozza di decisione finale con i principali punti in discussione a Cancun, nella quale in particolare chiede di stabilizzare il riscaldamento a non oltre un grado.

Tutti gli scenari sono aperti. Il nodo e’ l’estensione del Protocollo di Kyoto. L’Africa Group spinge per avere segnali forti sul Kyoto2 (Second commitment period) ma in realta’, per tenere dentro il Giappone, si profilerebbe un ”estensione del primo periodo” con l’incognita di quanto.

L’Europa, attraverso il Commissario al clima, Connie Hedegaard, ha respinto con forza le accuse in base alle quali l’Ue starebbe uccidendo il Protocollo di Kyoto. E, dall’Italia, arriva l’appello del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a Cina e Usa per un impegno ”sempre maggiore sul fronte del contrasto a cambiamenti climatici”. ”L’Italia – ha detto il ministro – ha lavorato intensamente per il successo di questa Conferenza. Abbiamo cercato di essere, nell’ambito delle strategie comuni dell’Unione Europea, elemento di dialogo e mediazione per avvicinare le posizioni su vari temi chiave ribadendo in ogni sede l’importanza di un impegno che sia davvero di tutti”.

Risorse finanziarie, foreste e mitigazione (ovvero riduzione delle emissioni) i temi centrali dei negoziati.

”Tutti giochi sono aperti ma c’e’ la preoccupazione del giorno prima. Noi – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf Italia – speriamo che dai ministri non arrivi il compromesso del compromesso ma un impegno per un accordo vincolante in Sudafrica. Non bisogna perdere le speranze”. Tra gli elementi positivi Midulla mette il fatto che e’ stato riconvocato il gruppo sui numeri di Kyoto (”un segnale positivo che potrebbe dare qualche impulso”) e le opzioni ancora aperte per i fondi. Inoltre tutti i paesi consultati sono per un sistema di target legalmente vincolanti per i paesi industriali. 
Quello che ancora non va e’ il sistema delle verifiche sugli interventi di mitigazione.

In particolare per i capitoli in campo, sui fondi per i paesi in via di sviluppo ci sono i 30 miliardi di dollari l’anno entro il 2012 come deciso a Copenaghen ma, entro il 2020, il fondo da 100 miliardi di dollari l’anno non ha ancora fonti certe (si usa il termine ”mobilitazione”). Si parla, poi, anche di un nuovo fondo finanziato con l’1,5% del Pil dei Paesi industrializzati a partire da un certo anno.

Per le foreste si prevede un fondo da 5-6 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e l’intervento di impedire la deforestazione e di garantire una gestione dei polmoni del Pianeta andrebbe a coprire un terzo dell’obiettivo del 40-50 per cento di riduzione di Co2 al 2050. La paura e’ che in nome della riduzione delle emissioni i Governi possano prendere possesso delle terre.

Infine la mitigazione: discussione aperta su dove inserire questi obiettivi (nel piano a lungo termine o nel Protocollo di Kyoto).

ANSA (articolo dell’inviato Elisabetta Guidobaldi)

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