Luce a costo zero dall’acqua.

22 – settembre – 2011

Funziona solo durante il giorno e in proporzione alla presenza del sole, ma pur sempre a costo prossimo allo zero, emissioni zero, controindicazioni zero.

A cosa servono le università se non a socializzare il sapere? Questa è la funzione principale delle università ed è merito di un’iniziativa degli studenti del MIT, se anche nel nostro paese è arrivata la notizia dell’esistenza delle bottiglie solari, una geniale invenzione che permette d’illuminare molti ambienti a costo zero.

I ragazzi del MIT hanno diffuso le bottiglie solari negli slum di Manila, a beneficio di migliaia di persone che non hanno accesso alla luce elettrica e spesso neppure le finestre. Un deciso aumento della qualità della vita per loro.

Poi gli studenti del MIT e l’organizzazione umanitaria loro partner hanno fatto il video e hanno comunicato la loro iniziativa, subito ripresa dalle redazioni pigre senza capirci troppo.

Non è infatti l’invenzione di un ingegnere del MIT e nemmeno di “alcuni studenti del MIT“, ma è l’invenzione di Alfredo Moser, un signore brasiliano dal nome italiano che nel 2002, durante una lunga interruzione dell’energia elettrica, ha trovato l’idea che gli ha permesso di continuare a lavorare nella sua officina anche durante i blackout. Come racconta questo servizio televisivo che sta su Youtube ormai da tre anni che illumina la solita approssimazione di chi ha rimbalzato la notizia dalle nostre parti.

È però merito del video del progetto nelle Filippine del MIT, se la notizia si sta spargendo anche in Italia, dopo che ormai da anni in Sudamerical’idea di Moser ha sfondato in molti paesi. Il video è piaciuto così tanto che una nota multinazionale  è stata accusata di aver prodotto e diffuso un filmato simile usando le proprie bottiglie.

Il dispositivo è semplicissimo, ed è composto da una bottiglia riempita d’acqua di rubinetto e un po’ di candeggina per impedire che diventi uno stagno brulicante di vita e perda la sua trasparenza. Poi s’infila fino a metà la bottiglia in un foro sul tetto, si sigillando il tutto e in casa spunta l’equivalente di una lampadina da una cinquantina di watt che emette luce naturale. Se vuoi più luce metti più bottiglie.

Non è un tubo di luce e non è una finestra o un oblò, distribuisce luce come una lampada elettrica dall’alto del soffitto, qualunque sia l’inclinazione del sole e le forma della bottiglia, una magia delle proprietà di rifrazione dell’acqua, colta dall’occhio attento di Mozer.

Funziona solo durante il giorno e in proporzione alla presenza del sole, ma pur sempre a costo prossimo allo zero, emissioni zero, controindicazioni zero.

Nella versione de luxe inventata da Moser, sul tappo della bottiglia viene messo un contenitore per rullini fotografici, perchè la plastica dei tappi degrada più in fretta di quella delle bottiglie. Un po’ di stagnola o qualunque altra protezione low cost dovrebbe fare lo stesso servizio ed essere di più facile reperimento, ora che i rullini sono diventati merce rara. La bottiglia dura in perfetta efficienza per cinque anni in condizioni tropicali, costa meno e fa più luce delle concorrenti in vetro.

Cercando si scopre che l’innovazione si è già diffusa molto in Sudamerica ed è già stata testata per anni in diverse condizioni d’impiego, rivelandosi in grado d’illuminare una vasta gamma di spazi. È chiaro che risolve il problema dell’illuminazione in molti ambienti e per molte ore del giorno, considerazione che dovrebbe interessare anche i milioni di abitazioni e capannoni che tappezzano il nostro paese, non solo gli abitanti degli slum.

Una reinterpretazione industriale del concetto può facilmente aprire la strada della commercializzazione a bolle di plastica dalle forme e dimensioni più diverse per essere integrate con molti tipi di coperture. Prodotti dal costo di produzione irrisorio e molto inferiore a quello delle lampadine per illuminare ogni genere d’ambiente. Con un evidente risparmio in denaro, emissioni etc.

Se è vero che la soluzione autocostruita riciclando le bottiglie si presta a portare la luce dove non c’è un impianto elettrico, è altrettanto vero che l’evidente efficienza del sistema può portare a grandi risparmi energetici in molti locali di vaste zone del pianeta, anche e soprattutto affiancando l’illuminazione elettrica dove c’è già. Che è precisamente dove può aiutare a ridurre il consumo complessivo d’energia e di risorse dove se ne consuma molta o ad illuminare ambienti o piccoli spazi nei quali un impianto elettrico ha poco senso e poi anche le tante abitazioni a un piano caratteristiche del Mediterraneo come di tutte le zone del pianeta che non sono urbanizzate verticalmente, i fabbricati rurali e altro ancora.

Un’idea che ci ha messo anni ad arrivare da noi.

È una soluzione che costa così poco che sembra quasi che nessuno abbia  interesse a farla conoscere, non c’è in questo caso una multinazionale che paga perché appaia in ogni dove, sembra anzi che l’unica multinazionale nei dintorni ella novità sia impegnata ad approfittare unicamente del successo del video, gli astuti cantori delle sue bollicine probabilmente non si sono nemmeno accorti della geniale innovazione.

E se non conviene a nessuno non ha senso dargli tanta evidenza, forse è diventata papabile per un certo mainstream solo quando la sua narrazione è arrivata a coincidere con l’estrosa soluzione low-tech per i baraccati, generosamente offerta loro da parte dei geniacci del MIT. O forse è merito di chi ha battezzalo l’iniziativa con l’accattivante e poetico nome di “Un litro di luce“. Mozer non era così sofisticato, la sua idea si è diffusa sulle proprie gambe, passando di bocca in bocca in bocca, di esperienza in esperienza.

Forse è questo mancava al video della televisione brasiliana di tre anni fa, che rappresentava solo una soluzione terribilmente semplice, scoperta da una persona altrettanto semplice quanto normale e potenzialmente utile a tutti, non solo ai baraccati privi di finestre. Una soluzione che solo ora sembra aver trovato qualche araldo capace di rilanciarla all’attenzione che merita.

Il servizio brasiliano lasciava intravvedere applicazioni della stessa tecnica in ambienti molto più attraenti e capaci di solleticare la fantasia e l’emulazione, ma evidentemente non emozionava, se non chi ne apprezzava al volo il valore economico e simbolico, di sicuro non ha emozionato il mainstream italiano, che quando arriva alla scienza e alla tecnica è spesso disarmato. Non che in questo caso non abbiano toppato anche le reti “virtuose” deputate a diffondere questo genere di utili informazioni dal basso.

Un buco di tre anni e nemmeno ora che l’idea è arrivata anche sui nostri principali quotidiani si può escludere che rimanga confinata nelle notizie in taglio basso, quando invece ci sarebbe da sperare che si diffonda e che sia feconda.

FONTE: http://mazzetta.splinder.com/
 

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Una risposta a Luce a costo zero dall’acqua.

  1. Francesco Dazzo ha detto:

    Praticamente… E’ l’equivalente dell’uovo di Colombo!

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