Di seguito gli articoli in continuo aggiornamento, intanto “Ci presentiamo!”

Ancora un’altra associazione ambientalista?

Qualcuno pensera’ che non ce ne sia bisogno. Infatti ha ragione;

noi non siamo un’associazione ambientalista pura e semplice ma ci dedichiamo con forza alla promozione delle nuove tecnologie per migliorare la qualita’ della vita delle persone e dell’ambiente.

Dal nostro statuto, art. 2:

  • “Operare con ogni mezzo legittimo per informare, coinvolgere e mobilitare l’opinione pubblica sui temi della tutela ambientale, la valorizzazione della natura, la diffusione delle tecnologie atte alla preservazione di un ambiente salubre ed al miglioramento del benessere dell’uomo.
  • Assumere iniziative nei confronti di tutti gli Organi Istituzionali, in particolare quelli che sono direttamente preposti alla tutela dei diritti coinvolti ed alla soluzione dei problemi inerenti; tutelare nelle sedi giudiziarie i diritti oggetto dell’attivita’ dell’Associazione.
  • Promuovere la ricerca scientifica nel campo della salvaguardia dell’ambiente e della natura, delle fonti di energia rinnovabili, dell’efficienza energetica degli edifici e  delle tecniche rivolte al miglioramento delle prestazioni energetiche in tutti i campi dell’attivita’ tecnologica; effettuare consulenze tecnico scientifiche e attività nel campo della tutela e della gestione dell’ambiente anche inerenti all’utilizzo sostenibile delle risorse, alla lotta all’inquinamento e al miglioramento della qualità della vita.”

202020 Ambiente Efficienza Energia pone al primo posto la diffusione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche come baluardo alla salvaguardia della natura.

Iscriviti anche tu, una ciliegia tira l'altra......

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BREAKING NEWS

3rd party report released today. Anomalous heat production shows The Rossi Effect.
http://ecat.com/files/Indication-of-anomalous-heat-energy-production-in-a-reactor-device.pdf

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Energy Catalyzer 1 MW test del 28-ottobre-2011 report e video

Bologna  28 – ottobre -2011

Conferenza stampa finale

Report pubblico redatto dall’Ing. Fioravanti per conto del Cliente dell’apparato E-Cat da 1 MW

Pagina 1 report test 28-10-2011

Pagina 2 report test 28-10-2011

Pagina 3 report test 28-10-2011

File dati del test in formato .xls (Excel)

Test_28_10_11

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E-Cat: Focus.it al test del 6 ottobre 2011

di Raymond Zreick (Focus.it)

Foto, video e interviste per cercare di rispondere alle domande “vere”: l’E-Cat, l’invenzione di Andrea Rossi e Sergio Focardi, funziona? È una nuova fonte di energia abbondante ed economica?

Giovedì 6 ottobre a Bologna inizia un nuovo test dell’E-Cat: Focus.it sarà presente per documentare l’evento con foto, video e interviste. Il test sarà condotto da Rossi in uno dei locali dell’EFA (l’azienda di famiglia) alla presenza di “fisici nucleari” – stando alle dichiarazioni dello stesso Rossi. Volendo andare nel campo delle ipotesi possiamo dire che sarà probabilmente presente Mauro Villa, dell’Università di Bologna (ma il test non è riconducibile all’Università) mentre con tutta probabilità non ci sarà il fisico Brian Josephson, la cui presenza sembrava certa fino a qualche giorno fa.

Il test inizierà a metà giornata e, da programma, dovrebbe proseguire fino a tarda notte. Stando a quanto ha dichiarato Rossi, sarà un test molto simile all’ultimo effettuato con gli svedesi di NyTeknik salvo per il fatto che le misure termiche saranno prese su di un circuito secondario dove l’acqua non sarà vaporizzata, per permettere di “leggere” meglio i rendimenti del sistema.

Oltre a Focus.it saranno presenti per documentare l’evento Matts Lewan per NyTeknik e Daniele Passerini del blog “22 passi”.

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Luce a costo zero dall’acqua.

22 – settembre – 2011

Funziona solo durante il giorno e in proporzione alla presenza del sole, ma pur sempre a costo prossimo allo zero, emissioni zero, controindicazioni zero.

A cosa servono le università se non a socializzare il sapere? Questa è la funzione principale delle università ed è merito di un’iniziativa degli studenti del MIT, se anche nel nostro paese è arrivata la notizia dell’esistenza delle bottiglie solari, una geniale invenzione che permette d’illuminare molti ambienti a costo zero.

I ragazzi del MIT hanno diffuso le bottiglie solari negli slum di Manila, a beneficio di migliaia di persone che non hanno accesso alla luce elettrica e spesso neppure le finestre. Un deciso aumento della qualità della vita per loro.

Poi gli studenti del MIT e l’organizzazione umanitaria loro partner hanno fatto il video e hanno comunicato la loro iniziativa, subito ripresa dalle redazioni pigre senza capirci troppo.

Non è infatti l’invenzione di un ingegnere del MIT e nemmeno di “alcuni studenti del MIT“, ma è l’invenzione di Alfredo Moser, un signore brasiliano dal nome italiano che nel 2002, durante una lunga interruzione dell’energia elettrica, ha trovato l’idea che gli ha permesso di continuare a lavorare nella sua officina anche durante i blackout. Come racconta questo servizio televisivo che sta su Youtube ormai da tre anni che illumina la solita approssimazione di chi ha rimbalzato la notizia dalle nostre parti.

È però merito del video del progetto nelle Filippine del MIT, se la notizia si sta spargendo anche in Italia, dopo che ormai da anni in Sudamerical’idea di Moser ha sfondato in molti paesi. Il video è piaciuto così tanto che una nota multinazionale  è stata accusata di aver prodotto e diffuso un filmato simile usando le proprie bottiglie.

Il dispositivo è semplicissimo, ed è composto da una bottiglia riempita d’acqua di rubinetto e un po’ di candeggina per impedire che diventi uno stagno brulicante di vita e perda la sua trasparenza. Poi s’infila fino a metà la bottiglia in un foro sul tetto, si sigillando il tutto e in casa spunta l’equivalente di una lampadina da una cinquantina di watt che emette luce naturale. Se vuoi più luce metti più bottiglie.

Non è un tubo di luce e non è una finestra o un oblò, distribuisce luce come una lampada elettrica dall’alto del soffitto, qualunque sia l’inclinazione del sole e le forma della bottiglia, una magia delle proprietà di rifrazione dell’acqua, colta dall’occhio attento di Mozer.

Funziona solo durante il giorno e in proporzione alla presenza del sole, ma pur sempre a costo prossimo allo zero, emissioni zero, controindicazioni zero.

Nella versione de luxe inventata da Moser, sul tappo della bottiglia viene messo un contenitore per rullini fotografici, perchè la plastica dei tappi degrada più in fretta di quella delle bottiglie. Un po’ di stagnola o qualunque altra protezione low cost dovrebbe fare lo stesso servizio ed essere di più facile reperimento, ora che i rullini sono diventati merce rara. La bottiglia dura in perfetta efficienza per cinque anni in condizioni tropicali, costa meno e fa più luce delle concorrenti in vetro.

Cercando si scopre che l’innovazione si è già diffusa molto in Sudamerica ed è già stata testata per anni in diverse condizioni d’impiego, rivelandosi in grado d’illuminare una vasta gamma di spazi. È chiaro che risolve il problema dell’illuminazione in molti ambienti e per molte ore del giorno, considerazione che dovrebbe interessare anche i milioni di abitazioni e capannoni che tappezzano il nostro paese, non solo gli abitanti degli slum.

Una reinterpretazione industriale del concetto può facilmente aprire la strada della commercializzazione a bolle di plastica dalle forme e dimensioni più diverse per essere integrate con molti tipi di coperture. Prodotti dal costo di produzione irrisorio e molto inferiore a quello delle lampadine per illuminare ogni genere d’ambiente. Con un evidente risparmio in denaro, emissioni etc.

Se è vero che la soluzione autocostruita riciclando le bottiglie si presta a portare la luce dove non c’è un impianto elettrico, è altrettanto vero che l’evidente efficienza del sistema può portare a grandi risparmi energetici in molti locali di vaste zone del pianeta, anche e soprattutto affiancando l’illuminazione elettrica dove c’è già. Che è precisamente dove può aiutare a ridurre il consumo complessivo d’energia e di risorse dove se ne consuma molta o ad illuminare ambienti o piccoli spazi nei quali un impianto elettrico ha poco senso e poi anche le tante abitazioni a un piano caratteristiche del Mediterraneo come di tutte le zone del pianeta che non sono urbanizzate verticalmente, i fabbricati rurali e altro ancora.

Un’idea che ci ha messo anni ad arrivare da noi.

È una soluzione che costa così poco che sembra quasi che nessuno abbia  interesse a farla conoscere, non c’è in questo caso una multinazionale che paga perché appaia in ogni dove, sembra anzi che l’unica multinazionale nei dintorni ella novità sia impegnata ad approfittare unicamente del successo del video, gli astuti cantori delle sue bollicine probabilmente non si sono nemmeno accorti della geniale innovazione.

E se non conviene a nessuno non ha senso dargli tanta evidenza, forse è diventata papabile per un certo mainstream solo quando la sua narrazione è arrivata a coincidere con l’estrosa soluzione low-tech per i baraccati, generosamente offerta loro da parte dei geniacci del MIT. O forse è merito di chi ha battezzalo l’iniziativa con l’accattivante e poetico nome di “Un litro di luce“. Mozer non era così sofisticato, la sua idea si è diffusa sulle proprie gambe, passando di bocca in bocca in bocca, di esperienza in esperienza.

Forse è questo mancava al video della televisione brasiliana di tre anni fa, che rappresentava solo una soluzione terribilmente semplice, scoperta da una persona altrettanto semplice quanto normale e potenzialmente utile a tutti, non solo ai baraccati privi di finestre. Una soluzione che solo ora sembra aver trovato qualche araldo capace di rilanciarla all’attenzione che merita.

Il servizio brasiliano lasciava intravvedere applicazioni della stessa tecnica in ambienti molto più attraenti e capaci di solleticare la fantasia e l’emulazione, ma evidentemente non emozionava, se non chi ne apprezzava al volo il valore economico e simbolico, di sicuro non ha emozionato il mainstream italiano, che quando arriva alla scienza e alla tecnica è spesso disarmato. Non che in questo caso non abbiano toppato anche le reti “virtuose” deputate a diffondere questo genere di utili informazioni dal basso.

Un buco di tre anni e nemmeno ora che l’idea è arrivata anche sui nostri principali quotidiani si può escludere che rimanga confinata nelle notizie in taglio basso, quando invece ci sarebbe da sperare che si diffonda e che sia feconda.

FONTE: http://mazzetta.splinder.com/
 

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Energy Catalizer da 1 MW pronto per essere spedito negli USA

Su Ny Teknik un articolo e filmati di Mats Lewan al riguardo del generatore di vapore Energy Catalyzer realizzato dall’ing. Andrea Rossi.

Link:

NY TEKNIK

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I tumori dell’infanzia nelle vicinanze delle centrali nucleari

09 – giugno – 2011

Il secondo referendum abrogativo sull’energia nucleare da fissione si terrà il 12 e 13 giugno. Qualche considerazione prima del voto:

In Italia ancora si parla di costruire centrali nucleari anche se di fatto il Governo ha abrogato tutte le norme necessarie alla loro fattibilità. Infatti, dalle dichiarazioni del Presiodente del Consiglio si apprende che le norme saranno reintrodotte non appena si spegnerà l’eco del disastro nucleare in Giappone.

Credo che un pò di chiarezza sui rischi che comporta l’esercizio di centrali nucleari come quelle esisitenti od in costruzione lo faccia questo studio pubblicato in Germania sui tumori dell’infanzia nelle vicinanze delle centrali. Lo studio che proponiamo alla lettura dà una percezione dei rischi che è senza dubbio tragicamente negativa. Se non ostante tutto si continuasse a voler costruire le centrali c’è da chiedersi se la politica sia veramente al servizio della cittadinanza oppure va per conto suo, seguendo interessi diversi.

Gli studi epidemiologici piu’ recenti hanno riguardato soprattutto tumori in bambini nei primi anni di vita, per due motivi:

1) L’esposizione alle radiazioni in utero nei primi mesi di gravidanza e’ particolarmente nociva, essendo l’embrione ed il feto in rapido accrescimento molto vulnerabili al danno radioattivo, dunque gli effetti delle radiazioni possono essere rilevati piu’ facilmente se si studiano bambini nei primi anni di vita;

2) Studiando l’effetto delle radiazioni sui bambini nei primi anni di vita, si elimina l’interferenza di tutti gli altri agenti cancerogeni ai quali possono essere esposti gli adulti nel corso degli anni. Peraltro gli adulti, col passare degli anni, vanno incontro ad un significativo aumento dell’incidenza di tumori facilitato dall’invecchiamento, incidenza che invece e’ estremamente bassa nei bambini.

Lo studio piu’ importante degli ultimi anni, pubblicato nel 2008, e’ stato condotto in Germania ed e’ conosciuto con l’acronimo KiKK (Epidemiologische Studie zu Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken, ovvero Studio Epidemiologico sui Tumori dell’Infanzia nelle Vicinanze di Centrali Nucleari). Contrariamente ai precedenti studi, numericamente molto piu’ limitati, lo studio KiKK ha individuato 1592 casi di tumore (esclusa la leucemia), diagnosticati tra il 1980 e il 2003 in bambini di eta’ inferiore ai 5 anni, i quali sono stati paragonati a 4750 bambini senza tumore (1). E’ stata studiata la relazione tra tumori e distanza dalla centrale, nelle zone circostanti a tutte le centrali nucleari esistenti in Germania. (Figura 1)

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Figura 1: tutte le centrali nucleari esistenti in Germania, incluse nello studio KiKK. (5)

Lo studio ha individuato nelle stesse aree anche 593 bambini con leucemia, diagnosticata nello stesso periodo, e li ha paragonati a 1766 bambini senza leucemia (2).

Questo studio e’ molto importante proprio perche’, con l’enorme numero di casi studiati, e’ in grado di provare la significativita’ statistica dell’aumento di tumori solidi e di leucemie che e’ stato osservato nelle aree studiate. Invece tanti studi precedenti, con un numero molto inferiore di casi, pur avendo rilevato un’aumento di tumori, sono stati inconcludenti perche’ il numero di casi era troppo basso per poter dimostrare che le differenze osservate erano reali (statisticamente significative) e non casuali.

Quali sono i risultati dello studio KiKK?

Nei bambini d’eta’ inferiore a 5 anni che vivono entro i 5 km da una centrale nucleare, paragonati con bambini della stessa eta’ che vivono ad una distanza maggiore, e’ stato dimostrato un aumento del rischio di leucemia che e’ di 2,2 volte, mentre per i tumori solidi l’aumento e’ di 1,6 volte. I risultati sono di una significativita’ statistica tale che e’ estremamente improbabile che essi siano dovuti al caso. Il rischio di leucemia nello stesso studio e’ risultato essere piu’ elevato anche in un raggio di 10 km dalla centrale. Tutto questo senza che ci sia evidenza di incidenti nelle 16 centrali tedesche, e senza che siano stati identificati altri fattori che possano aver contribuito all’aumento del rischio.

Lo studio KiKK, dal momento della sua pubblicazione, ha ricevuto un’attenzione enorme sui media in Germania, stimolando un approfondito e prolungato dibattito tra la popolazione tedesca, ma non ha ancora ricevuto altrove l’attenzione che invece merita. Si comprende dunque l’immediata decisione della Germania di chiudere le centrali piu’ vecchie subito dopo il disastro di Fukushima.

La maggiore incidenza di leucemia vicino alle centrali e’ stata confermata anche da una recente metaanalisi (analisi complessiva dei dati di tutti gli studi giudicati validi che esistono sull’argomento).

Questa metaanalisi ha incluso i dati di 17 studi effettuati in tutto il mondo e riguardanti le aree vicine a ben 136 centrali nucleari in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Germania, Giappone e Spagna. Nei bambini fino a 9 anni d’eta’, il numero di morti dovute a leucemia e’ risultato essere dal 5 al 24% piu’ elevato e l’incidenza di leucemia e’ risultata essere dal 14 al 21% piu’ elevata (3).

Durante il normale funzionamento di una centrale nucleare, le emissioni radioattive nell’aria sono quelle che determinano la dose maggiore alla quale vengono esposti gli abitanti delle aree limitrofe. Queste emissioni contengono soprattutto H-3 (trizio) come vapore acqueo radioattivo, C-14 come anidride carbonica radioattiva, e gas nobili radioattivi (Kr, Ar e Xe).

La Figura 2 mostra la relazione tra distanza dalla centrale in Km e la concentrazione di trizio nell’aria (da rilevazioni fatte nelle vicinanze di reattori canadesi).

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Figura 2: la concentrazione di trizio nell’aria aumenta con la vicinanza alla centrale. (5)

E’ anche dimostrato che queste emissioni causano piu’ elevate concentrazioni di radionuclidi (Figura 2) nel terreno, sulla vegetazione e negli alimenti (da agricoltura e bestiame) prodotti entro un certo raggio dalle centrali nucleari (in base a rilevazioni fatte nelle vicinanze di centrali in Canada).

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Figura 2: la concentrazione di trizio nel terreno, sulla vegetazione e negli alimenti aumenta con la vicinanza alla centrale. (5)

La relazione tra concentrazioni di trizio e distanza dalla centrale osservata in questi studi e’ molto simile alla relazione riscontrata nello studio KiKK tra rischio di tumore e distanza dalla centrale.

Sebbene la dose di radioattivita’ stimata con procedimenti molto complessi (da 10-2 a 10-4 mSv all’anno) sia stata considerata nel passato troppo bassa per causare tumori, in alcune fasi del normale funzionamento delle centrali le emissioni radioattive aumentano improvvisamente. Infatti e’ stato provato un aumento periodico dell’emissione di carbonio e idrogeno radioattivi, in forma di anidride carbonica e vapore acqueo, messo in relazione all’apertura dei reattori che avviene ogni anno per sostituire il combustibile nucleare (Figura 3).

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Figura 3: il rilascio di C-14 da una centrale nel sud della Germania (Neckarwestheim 2) misurato ogni 3 mesi. Si notino gli improvvisi aumenti con cadenza annuale. (5)

Dopo la pubblicazione dello studio KiKK, anche negli Stati Uniti, su richiesta della U.S. Regulatory Commission, sta per essere avviato dalla National Academy of Sciences uno studio sul rischio di tumore nelle vicinanze di centrali nucleari (4).

1. Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M: Leukemias in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer 2008, 122:721-726.
2. Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M: Casecontrol study on childhood cancer in the vicinity of nuclear power plants in Germany 1980-2003. Eur J Cancer 2008, 44:275-284.
3. Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007, 16:355-363.
4. U.S. Nuclear Regulatory Commission: Office of Public Affairs. No. 10-060; April 7, 2010. NRC ASKS National Academy of Sciences to Study Cancer Risk in Populations Living Near Nuclear Power Facilities.
5. Fairlie I. Commentary: childhood cancer near nuclear power stations. Environ Health. 2009 Sep 23;8:43.

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Ny Teknik svela il contratto per la licenza di vendita degli Energy Catalizer in America

16-maggio-2011

La rivista scientifica online svedese Ny Teknik intervista uno dei soci fondatori della newco Ampenergo, Mr. Craig Cassarino.

La Ampenergo ha acquisito la licenza di costruzione e vendita degli Energy Catalyzer per il continente americano. Cassarino dichiara che i reattori prodotti andranno a soddisfare le utenze industriali.

Questo il link alla notizia: Ny Teknik

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Rainews 24 servizio sull’Energy Catalyzer di Rossi

Servizio speciale di Rainews 24 trasmesso in prima serata sabato 14-maggio-2011

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RADIO 24 intervista l’inventore dell’Energy Catalyzer Andrea Rossi II parte

5 – maggio – 2011 Radio 24 Mister Chilowatt

Seconda parte dell’intervista di Maurizio Melis di Mister Chilowatt all’Ingegner Rossi.

Buonasera da Maurizio Melis.
Questa sera proseguiremo con l’intervista ad Andrea Rossi, l’inventore di questa controversa tecnologia, l’Eenrgy-Catalyzer, una sorta di caldaia il cui principio di funzionamento sarebbe riconducibile a delle reazioni nucleari a bassa energia, ovvero la cosiddetta fusione fredda, cosa che è stata confermata almeno da tre fisici di valore che hanno potuto esaminare da vicino l’apparato, sebbene essi stessi per primi non siano in grado di spiegare esattamente il funzionamento del dispositivo. Nell’intervista di ieri abbiamo capito che l’energia così prodotta costerebbe un centesimo per kWh, cioè circa un quinto del costo delle fonti tradizionali, e che saremmo vicini alla commercializzazione dell’apparato.

Proseguiamo quindi a questo punto con l’intervista, dando per cominciare il bentornato a Rossi. Rossi, buonasera.

Buonasera, buonasera a tutti voi.

Senta, Lei ha lavorato da solo o c’è un team alla base di tutto questo lavoro?

C’è un team, c’è un team di specialisti.

Quante persone più o meno?

Beh, che ci abbiano lavorato, direi una ventina di persone.

che sono a conoscenza anche abbastanza dei dettagli della cosa, insomma?

Sì, salvo la parte interna vera e propria del reattore, sulla quale per il momento, almeno fino a quando non verrà concesso il brevetto, perché noi siamo in una fase di Patent Pending. Allora, se avremo la protezione brevettuale potremo anche dischiudere il segreto industriale. Se non viene garantita la protezione brevettuale, dovremo mantenere il segreto.

Ecco, senta a questo proposito c’è chi sostiene che la domanda di brevetto sia un po’ troppo generica, un po’ troppo ampia, cioè che Lei voglia più brevettare la reazione nucleare che non il dispositivo. Lei cosa risponde?

Mah, guardi, la legge sui brevetti è estremamente complessa. Diciamo che i nostri avvocati brevettuali hanno ritenuto di trovare una formula che, nel rispetto delle leggi vigenti in materia brevettuale, ci consenta la massima copertura possibile per quanto riguarda i principi base, mantenendo la possibilità di far rimanere segreto industriale alcuni fondamentali particolari.

A che punto è quindi la procedura di registrazione? Si vede la luce?

La domanda di brevetto è del Giugno o Luglio del 2008. Quindi, adesso a Giugno, Luglio saranno tre anni. Quando si brevetta qualcosa di complesso, posso assicurarle che i tempi di brevettazione, e lo sanno tutti gli esperti del settore, vanno dai tre ai sei anni.

Senta, sono in molti i ricercatori soprattutto a sostenere che se Lei volesse ottenere un avvallo definitivo da parte della comunità scientifica dovrebbe fare un test di lunga durata in campo neutro, cioè fuori dai suoi laboratori. Per esempio dando l’apparecchio, senza permettere di aprirlo, ad un laboratorio universitario. Lei non sente l’esigenza di eliminare questo alone di dubbio, che comunque rimane, comprensibilmente, su questa tecnologia?

Questa operazione verrà sicuramente fatta dall’Università di Bologna e dall’Università di Uppsala in Svezia.

Questo però dopo l’impianto da 1 MW o prima?

Questo dipende da come riesco ad organizzare io il mio tempo. Quindi, sicuramente entro l’anno. Come poi riuscirò a organizzarmi in modo da fare bene tutto, perché qua bisogna fare bene tutto, in quanto se si inciampa la caduta è brutta.

Lei è in trattativa con delle società in qualche modo. Le chiedo anche se ci sono delle società italiane coinvolte.

Guardi, in Italia noi sicuramente manterremo la ricerca, la ricerca e sviluppo in collaborazione con l’Università di Bologna. Per quanto riguarda la produzione e l’installazione, almeno per i primi anni lo sviluppo inizierà in Grecia e negli Stati Uniti d’America.

Ecco, in Grecia, dove verrà costruita tra l’altro questa centrale da 1 MW. Come nasce questo rapporto con la Grecia?

Nasce dal fatto che un ex professore di fisica nucleare dell’Università di Bologna, Christos Stremmenos, ha saputo di questa cosa, se ne è appassionato, è venuto con altri esperti ed hanno fatto dei test. A quel punto lui ha convinto un gruppo industriale finanziario greco a fare questa operazione.

D’accordo. La commercializzazione della tecnologia, Lei quando prevede?

Novembre

Quindi sui brevetti, pensate che per Novembre sarà chiusa la vicenda, immagino?

Mah, vede, no, perché il brevetto rimane Patent Pending, con tutti i diritti di un Patent Pending, ma noi con la commercializzazione partiamo indipendentemente perché non possiamo aspettare, altrimenti rischiamo di non partire mai. Quindi noi partiamo e lei giustamente dice: ma uno allora se lo compra, se lo apre e te lo copia, sì però lo fa a suo rischio e pericolo, perché se poi il brevetto viene concesso, glie lo facciamo sequestrare.

Dunque Rossi, non posso fare a meno di fare una domanda sulla vicenda della Petroldragon, l’azienda da Lei creata alcuni anni fa sulla base di un brevetto che serviva a trasformare i rifiuti in combustibile. Diciamo per semplificare in petrolio, poi Lei se vuole aggiunga tutti i dettagli che ritiene. A un certo punto però Lei è stato accusato di non sapere come smaltire, o di aver smaltito, diciamo, in modo irregolare una notevole quantità di rifiuti. Ci sono stati dei processi, si sono anche conclusi questi processi. Ci sono state molte assoluzioni ma c’è stata anche qualche condanna. Le chiedo se Lei vuole, insomma, dire qualcosa su questa vicenda.

E’ stata un’esperienza tremenda. Ho commesso degli errori, li ho pagati. Comunque siccome la domanda che lei giustamente….è inevitabile che in Italia

Sì, soprattutto in Italia è impossibile non farla.

Allora abbiamo fatto un sito apposta che è http://www.ingandrearossi.com, dove abbiamo messo tutti gli articoli contro, tutte le disamine… voglio dire, in quel lavoro c’era molto di buono, però c’erano anche molti errori. Ho fatto molte fesserie, le ho pagate carissime, molto probabilmente la cosa avrebbe potuto essere gestita in un altro modo, in modo da salvare, insomma: lì è stato un po’ buttato via il bambino assieme all’acqua sporca.

La tecnologia intende?

La tecnologia, i posti e soprattutto i posti di lavoro.

Che fine ha fatto la tecnologia per estrarre combustibili dai rifiuti?

Non lo so, ma, guardi: mi risulta sia stata ripresa in altre parti del mondo e funzioni, però non me ne occupo nel modo più assoluto.

Grazie, grazie Andrea Rossi e grazie di avere accettato questa intervista.

Grazie a voi.

Beh, una considerazione prima di lasciarci. Siamo davanti una vicenda molto intricata, difficile da inquadrare dal punto di vista scientifico e resa indubbiamente più scivolosa dal passato di Rossi. Tuttavia le conferme di alcuni fisici, alcuni dei quali di valore internazionale e del tutto estranei alla vicenda non possono pesare meno delle ombre sul passato di Rossi, ecco: perché io ritengo che fosse giusto parlare di questa vicenda che invece ha trovato pochissimo spazio sui media. Ora non resta che aspettare Ottobre e tenere gli occhi puntati sulla Grecia per vedere come poi realmente andrà a finire.

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Servizio su Andrea Rossi RAINEWS 24 in inglese

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